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Siamo alla ricerca di programmatori software specializzati

 

Intervista a Cristina Maggioli, Responsabile Risorse Umane del Gruppo Maggioli

Il Resto del Carlino (ed. Rimini) - Quotidiano

«Modifichiamo gli ambienti lavorativi per renderli sempre più moderni, digitali ed appetibili ai giovani» spiega in un intervista, al quotidiano “Resto del Carlino di Rimini”, Cristina Maggioli del Gruppo omonimo che offre alle organizzazioni pubbliche e private, anche all’estero, servizi e prodotti per favorire l’innovazione tecnologica e di processo al fine di migliorarne i servizi. Una sfida che oggi è sempre più digitale, complicata dalla difficoltà nel reperimento di giovani figure professionali da introdurre in azienda.

«Abbiamo 1.500 persone in 30 sedi in Italia. In Romagna facciamo un gran lavoro con le scuole superiori e con l’Università per formare figure professionali. L’80% del nostro personale è informatico e fa ricerca». A rendere difficoltoso il reperimento di adeguate figure professionali, non è una ricerca maniacale di personale già formato per una determinata area di competenza.

«Cerchiamo programmatori e sviluppatori software con esperienza nel mondo del software ed in maintenance di progetti, con background in più linguaggi di programmazione e framework, con l’obiettivo di contribuire al miglioramento dei servizi pubblici del Paese». Ma non è semplice.

Proprio per questa difficoltà nel trovare sul territorio giovani pronti a firmare un contratto di lavoro, il rapporto con le scuole diviene fondamentale. «Lo scorso anno abbiamo fato 47 stage. Quest’anno ne faremo in tutto una sessantina. Stiamo accogliendo 40 ragazzi delle classe quarte per circa quattro settimane sia al mattino che al pomeriggio. Investiamo molto in questo ambito anche se questo comporta un grosso impegno. Per fortuna nel nostro territorio vi sono scuole ottime».

Questa è solo una parte dell’impegno nel reperire nuove figure professionali. Oggi in determinati ambiti incluso quello in cui opera il Gruppo Maggioli, il mercato del lavoro si è capovolto. Non è più il dipendente che si deve adeguare alle esigenze dell’azienda. Al contrario, è l’azienda che sta cambiando fisicamente in funzione del lavoratore.

«Una parte importante di questo fenomeno riguarda l’impegno nel modificare gli ambienti di lavoro. Oggi offriamo ampie zone open space e ambienti ‘smart’ appetibili per i ragazzi. Luoghi dove i giovani possano sentirsi a proprio agio durante le ore lavorative. Siamo anche arrivati a offrire la palestra».

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