Lunedì 4 aprile 2005

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Il dolore ferma la macchina del voto

da Italia Oggi

L'agonia del Papa ferma la politica. In segno di rispetto, dopo la diffusione delle notizie sul forte peggioramento delle condizioni di salute di Giovanni Paolo II, sia il centro-destra sia il centrosinistra hanno annullato le manifestazioni di chiusura della campagna elettorale per le elezioni regionali. Nessun rinvio invece per le elezioni che si terranno, come stabilito, domani e lunedì. La smentita sul possibile slittamento della competizione è arrivata dal ministro degli interni, Beppe Pisanu.
Piazza Farnese a Roma, la sede scelta dai leader dell'opposizione il comizio conclusivo, è rimasta, dunque, vuota. Stesso destino per il Palalottomatica, luogo scelto per chiudere le elezioni dalla Casa delle libertà. È stato il ministro degli esteri Gianfranco Fini ad annunciare, ieri, lo stop ai comizi finali. ´In questo momento di grandissimo dolore e partecipazione per le condizioni gravissime del Santo Padre', ha detto, ´abbiamo deciso con il presidente del Lazio Storace, con il presidente del consiglio Silvio Berlusconi e il vicepremier Follini di annullare la manifestazione che questa sera (ieri sera ndr) si dovrà svolgere a Roma'. Quasi contemporaneamente sia lo staff di Prodi sia i leader del centrosinistra hanno annunciato la sospensione delle iniziative politiche. ´In segno di profondo e accorato rispetto per la figura del Santo Padre e come silenziosa espressione di speranza e di augurio per la sua salute, Romano Prodi ha proposto ai leader dei partiti dell'Unione di sospendere le manifestazioni politiche già programmate' riportava una nota nella serata di ieri.

Si è fermata anche l'attività del governo. Berlusconi, ha annullato tutti gli impegni pubblici in programma. E anche i partiti hanno deciso di chiudere anticipatamente la campagna elettorale. Alleanza nazionale ha annullato le manifestazioni elettorali su tutto il territorio nazionale. Stesso discorso per Forza Italia. Il coordinatore nazionale del partito, Sandro Bondi, d'intesa con il presidente Berlusconi, ha comunicato a tutte le sedi regionali di sospendere le iniziative di propaganda elettorale per trasformarle in momenti di preghiera o di riflessione sulla figura del Papa. Annullate anche le manifestazioni dei Democratici di sinistra ´in segno di rispetto e partecipazione'. ´Anche in questo modo i Democratici di sinistra', recitava una nota, ´intendono contribuire al regolare svolgimento delle elezioni del 3 e 4 aprile prossimi'. Che non subiranno slittamenti come era stato ipotizzato in un primo momento. Salvo che nelle regione Basilicata dove si voterà il 17 e il 18 aprile per l'inserimento nella competizione elettorale di una lista esclusa e ripescata all'ultimo momento. Per tutte le altre regioni, invece, il rinvio è stato escluso con fermezza da Pisanu. ´Lo svolgimento regolare delle elezioni sarà un segno di riguardo per il Santo Padre che è stato un maestro di vita', ha sottolineato il ministro degli interni da Genova. ´Le operazioni di voto si terranno ugualmente, facendo fronte anche dal punto di vista della sicurezza e dell'ordine pubblico a situazioni che saranno complesse proprio per l'attesa affluenza a Roma di molti pellegrini e di tante personalità da tutto il mondo'. La politica, dunque, senza distinzioni di parte, ha sentito il dovere di tacere. Alemanno e Rutelli hanno pregato in piazza San Pietro, confusi tra i Papaboys. Casini, Fini, Follini hanno annullato ogni impegno per pregare nella chiesetta di Montecitorio, insieme al ministro Buttiglione, al verde Paolo Cento, la deputata dei Comunisti Italiani Gabriella Pistone e al senatore a vita Giulio Andreotti. Il momento della preghiera corale è arrivato nel corso della messa solenne officiata a San Giovanni in Laterano dal cardinale Ruini, con Carlo Azeglio Ciampi, Berlusconi e Prodi, Casini, Follini, Fini, Rutelli, Di Pietro, Pecoraro, decine di ministri, deputati e senatori, oltre che i due candidati alla presidenza del Lazio Storace e Marrazzo.

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La privacy non fa rima con elezioni

da Italia Oggi

Propaganda elettorale non fa rima con privacy. Anche in questi giorni la corsa al seggio mette in cantina ogni regola di privacy e come il più aggressivo marketing si fa ricorso allo spamming selvaggio o all'invio di materiale non richiesto, a volte indesiderato, molto spesso sgradito.
Se si volesse sintetizzare cosa sta capitando in questi giorni con un titolo, questo potrebbe essere ´i mille modi per violare la privacy'. I partiti, i movimenti, i candidati hanno uno smisurato bisogno di parlare, di dialogare, proporsi e di farsi conoscere da un pubblico da selezionare. Magari si tratta di individuare i corregionali o quelli che fanno lo stesso mestiere o quelli che fanno parte di un'associazione.

Ma non tutto in campagna elettorale è lecito. E non tutto quello che è illecito viene evitato. Anzi.

Correva già l'anno 2001 e il garante con una pronuncia dell'11 gennaio 2001 bacchettava l'Associazione politica nazionale Lista Marco Pannella, rea di invio non consensuale e generalizzato di e-mail per finalità di comunicazione politica. In quella vicenda l'Associazione aveva fatto presente di aver reperito oltre 390 mila indirizzi di posta elettronica a scopo di comunicazione politica utilizzando un software capace di archiviare indirizzi e-mail visualizzati su pagine web con suffissi .it, .org, .com e .net accessibili a chiunque in rete senza l'uso di password o di altri sistemi di protezione. E il garante aveva detto che non andava bene.

Ma si contano anche altri precedenti relativi ad altre formazioni o movimenti. E comunque la realtà è nelle buche delle lettere e nella posta elettronica dei lettori.

Passiamo dunque in rassegna tutti i comportamenti illeciti, contro cui ha tuonato il garante della privacy, anche di recente.

INSIDER TRADING ELETTORALE

Il garante ha detto e scritto che non possono essere usate al fine di propaganda elettorale le liste elettorali di sezione già utilizzate nei seggi e sulle quali sono stati annotati dati relativi alle persone che hanno votato. Le liste elettorali contengono i dati anagrafici degli aventi diritto al voto. Ma se si prendono le liste elettorali di una precedente tornata si possono individuare innanzitutto gli astenuti. Un terreno da arare sia per le consultazioni regionali sia per i referendum. Anzi con particolare attenzione per i referendum: l'astensione è una forma significativa di espressione del voto una volta che deve essere raggiunto il quorum della maggioranza dei votanti. È anche illecita la compilazione da parte di scrutatori e rappresentanti di lista di elenchi di persone che si sono astenute dal voto.

LE INFORMAZIONI IN POSSESSO DEL POLITICO

I titolari di cariche elettive, politiche e amministrative, che nell'esercizio del loro mandato hanno potuto accedere a dati personali, non possono usare tali informazioni a fini di propaganda elettorale. Così parlò il garante. Ma la disposizione è pressoché impossibile da applicare. Difficilissimo privare quest'altra forma di insider trading elettorale. E non c'è da sperare in un effetto disincentivante collegato alle grida del garante. Altro divieto riguarda in particolare i comuni, che non possono fornire ai privati elenchi degli iscritti nelle anagrafi della popolazione, anche se il richiedente è un amministratore locale o il titolare di una carica elettiva. Il deputato, in sostanza, per fare un esempio non ha un particolare diritto a ottenere elenchi che diventano la mailing list elettorale.

LE ASSOCIAZIONI

È illecito utilizzare indirizzari di iscritti ad associazioni non-profit, sportive, di categoria a fini di propaganda elettorale senza previo consenso informato degli interessati, anche per sostenere candidati interni. L'iscritto all'associazione per essere legittimamente contattato dal candidato deve avere espresso il suo consenso informato. Questo significa che l'associato deve avere ricevuto un'informativa su come vengono utilizzati i suoi dati in campagna elettorale e deve avere prestato il suo consenso. Senza consenso e senza informativa l'utilizzo è illecito. A rischiare una causa per danni è in questi casi anche l'associazione che ha fornito gli elenchi.

IL CELLULARE

È necessario acquisire il consenso dell'elettore prima di chiamarlo sul telefono cellulare o inviargli fax, sms, mms ed e-mail. La propaganda tramite cellulari, invio di fax, sms, mms, e-mail può avvenire solo con il consenso dell'elettore. E il consenso da solo non basta. Chi effettua propaganda elettorale tramite fax, telefono cellulare, e-mail ha l'obbligo di dare l'informativa ai cittadini e acquisirne il consenso prima di qualsiasi comunicazione. L'uso dei numeri dei cellulari per l'invio di messaggi sms e mms è vietato senza il consenso preventivo e informato dell'abbonato o del reale utilizzatore della scheda prepagata. Quindi mandare un messaggino o un videomessaggino o un fax richiede due adempimenti preliminari. Si noti che deve trattarsi di adempimenti preliminari e non contestuali all'invio del messaggio.

Prima devo informare e ricevere il consenso e poi posso mandare il messaggio.

Per quanto i candidati generalmente lo ignorino, il sistema della privacy in Italia è basato sulla regola dell'opt-in e non su quella dell'opt-out. Il che significa che il consenso è condizione del trattamento dei dati. I candidati molto spesso ritengono invece che sia ammessa la comunicazione, salvo dissenso. In altre parole il dissenso diventa causa di esclusione nella prosecuzione del trattamento (opt-out).

E-MAIL

Ci vuole informativa e consenso anche per gli indirizzi e-mail i quali, come sottolineato più volte dal garante, non rientrano tra le fonti pubbliche utilizzabili liberamente. È quindi illecito il loro uso senza consenso preventivo dell'abbonato.

L'indirizzo di posta elettronica può essere anche facilmente conoscibile, ma non per questo è pubblico. È pubblico, ma non è pubblico. È pubblico di fatto, ma non è pubblico di diritto.

Anche gli indirizzi che sono spiattellati su internet non sono da considerarsi pubblici. Questo perché gli indirizzi dichiarati su internet servono solo per scopi compatibili con quello per il quale sono stati pubblicati. Per esempio se il sito di un'università diffonde tramite internet gli indirizzi di posta elettronica dei professori, tali indirizzi potranno essere usati liberamente dagli studenti o da altri professori o comunque da interlocutori che vogliono dialogare con il professore in relazione allo svolgimento dell'insegnamento. Insomma non sono pubblicati per consentire a un partito politico di far pervenire al professore un messaggio di propaganda.

I SANTINI

C'è chi sceglie una posa professionale, chi una un po' casual; chi si fa ritrarre da solo, chi invece in compagnia del leader politico. Tutti in questi giorni raccogliamo ´santini' che ci vengono spediti per posta.

Qui il garante ha avuto la mano leggera. Il garante ha, infatti, esonerato candidati e partiti dal fornire l'informativa agli interessati prevista della disciplina sulla privacy. Le stesse norme, infatti, consentono di non adempiere a tale obbligo nel caso in cui, come è quello in questione, esso comporti un impiego di mezzi sproporzionato. Dunque, non saranno tenuti all'informativa fino al 30 giugno 2005 i partiti politici e i candidati impegnati nelle prossime consultazioni elettorali nel caso inviino solo materiale propagandistico di dimensioni ridotte (i cosiddetti ´santini') e purché utilizzino dati estratti da pubblici registri, elenchi, atti conoscibili da chiunque (non le e-mail, dunque) e solo per finalità elettorali. Se il dato non è estratto da fonti pubbliche, scatta l'obbligo del consenso e dell'informativa.

E DOPO LE ELEZIONI?

Partiti politici e candidati potranno conservare questi dati anche successivamente solo se informeranno, anche in modo semplice e sintetico, tutti gli interessati entro il 30 settembre 2005. La regola, in questo caso, riguarda anche i ´santini'.

Altrimenti entro tale termine dovranno distruggere i dati.

LE TUTELE

Il cittadino, dice il garante, può opporsi all'ulteriore invio di materiale elettorale anche se in precedenza si era dichiarato disponibile a riceverlo.

Inoltre se nei casi previsti il cittadino non è chiamato a esprimere il consenso o non riceve l'informativa può avvalersi delle tutele previste dal codice sulla protezione dei dati personali e chiedere al partito o al candidato di avere accesso ai dati che lo riguardano. Se partiti o candidati non forniscono un riscontro idoneo il cittadino può rivolgersi all'autorità giudiziaria o presentare un reclamo o un ricorso al garante. Insomma possono attivarsi le cautele classiche, anche se probabilmente la sanzione più grave può essere già irrogata dall'elettore stesso una volta entrato in cabina.

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Appalti, gare on-line

da Italia Oggi

Maggiore flessibilità sui livelli di progettazione, responsabile del procedimento anche non dirigente, affidamento diretto dell'intera progettazione al vincitore del concorso, pubblicità su internet.
Sono queste alcune delle numerose novità contenute nello schema di regolamento della legge quadro sui lavori pubblici che la commissione ministeriale istituita dal viceministro Ugo Martinat e presieduta da Marcello Arredi ha diramato per il concerto del ministero dell'ambiente e dei beni culturali. Va subito precisato che il provvedimento, che dovrebbe sostituire il vigente dpr 554/99, dopo il concerto ministeriale dovrà ottenere diversi pareri prima di essere approvato. Il consiglio superiore dei lavori pubblici (che avrà 60 giorni per esprimersi) sarà il primo organo a ricevere la bozza, prima della deliberazione preliminare del consiglio dei ministri; successivamente il testo passerà alla Conferenza stato-regioni, per poi andare alle commissioni parlamentari competenti per materia (che dovrebbero rendere il parere entro 60 giorni) e al Consiglio di stato (che avrà 45 giorni per pronunciarsi). Infine, occorrerà approvare il provvedimento nuovamente in consiglio dei ministri in via definitiva. Il testo, in via generale, si segnala innanzitutto per una notevole semplificazione. A titolo di esempio basti citare che sono stati abrogati diversi allegati fra cui quello sull'attribuzione dei punteggi con il cosiddetto ´confronto a coppie' e quello sulla scelta degli offerenti nelle gare di progettazione sotto soglia. Sono stati da un lato dettagliati alcuni aspetti dei livelli di progettazione, ma nello stesso tempo è stata data facoltà al responsabile del procedimento di ridurre gli elaborati a seconda della tipologia di intervento da progettare. Lo stesso responsabile del procedimento potrà anche essere un dipendente con qualifica diversa da quella di dirigente (oggi soltanto i dirigenti possono essere nominati responsabili del procedimento). Il provvedimento recepisce poi una serie di disposizioni che già sono presenti nel disegno di legge comunitaria per il 2004 che dovrebbe essere a breve approvato, e che puntano ad adeguare la normativa ai rilievi della Commissione europea soprattutto per gli affidamenti sotto soglia e per la finanza di progetto. Per quest'ultima si segnala l'introduzione della definizione di asseverazione del piano economico finanziario e l'obbligo di rendere noto nell'avviso indicativo quali saranno i criteri per la valutazione delle proposte dei promotori. Vengono introdotte ex novo anche le ´tornate di gara' per le procedure di appalto di lavori al di sotto dei 750 mila euro che consentiranno di svolgere più gare contemporaneamente chiedendo però ai concorrenti una sola volta la documentazione di gara. Novità anche per i concorsi di progettazione: al vincitore saranno affidati gli sviluppi successivi della progettazione, anche se la direttiva 2004/18 non prevede un obbligo in tal senso ma lascia libere le singole amministrazioni di decidere. Viene infine richiesta la pubblicazione dei bandi di gara sui siti internet dando maggiore trasparenza all'azione amministrativa.

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Il Viminale: "Via i manifesti di An sul Papa"

da La Repubblica

Bassa affluenza alle urne, ma interventi della polizia a Sorrento e in alcuni seggi del centro antico e della zona nord della città. A Masseria Cardone e rione San Gaetano, in particolare, dove giovani a bordo di moto hanno minacciato rappresentanti di lista della Margherita invitandoli ad allontanarsi dai seggi. Vigilanza che nel corso della giornata è stata rafforzata in ampie aree del Casertano dove si vota anche per scegliere il presidente della Provincia. Una domenica con una bassa percentuale di votanti in mattinata, quando tantissimi cittadini della Campania sono rimasti incollati al televisore calamitati dalle immagini che arrivavano dal Vaticano, e un leggero incremento in serata (alle ore 19 aveva votato il 35 per cento in Campania e il 33.3 a Napoli). Con il record di Savignano Irpino dove, per protestare contro il progetto della Provincia di realizzare un sito di stoccaggio, sono andati alle urne solo due elettori.
Giornata niente affatto tranquilla. Con il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, che ha annunciato un esposto in Procura per «violazione delle norme sulla campagna elettorale». Un esposto contro Alleanza nazionale dopo l´affissione a Napoli di manifesti con il simbolo del partito sotto una foto di Giovanni Paolo II. «Si tratta di una strumentalizzazione del Pontefice - afferma Pecoraro Scanio - offensiva e illegale poiché sono proibite dalla legge le iniziative di campagna elettorale a urne aperte. Si tratta anche di una speculazione elettorale di pessimo gusto, una scelta di estrema pochezza».
«Una speculazione di pessimo gusto» ha commentato in serata il sindaco Iervolino. «Sono addolorato» ha aggiunto Antonio Bassolino. Accusa che, nei contenuti, è condivisa dal ministro di An Gianni Alemanno. Ma con una riserva: «Condivido quanto dichiarato da Pecoraro Scanio sui manifesti a firma Alleanza nazionale affissi a Napoli per ricordare la scomparsa del Santo Pontefice. Mi domando, però, se il leader dei Verdi vorrà estendere lo stesso esposto all´autorità giudiziaria anche nei confronti dei Ds e della Margherita che hanno fatto analoga cosa a Roma». Di altro avviso il candidato del centrodestra Italo Bocchino: «Ognuno mette sui manifesti ciò che vuole e ha il diritto di salutare un uomo del genere». Incassando una rapida smentita dal Viminale che alla stessa ora ordinava ai Comuni di «rimuovere i manifesti politici con immagini o espressioni del Papa affissi abusivamente durante la notte a Roma, Napoli e Catanzaro». Dopo qualche minuto, tardiva, la retromarcia del segretario napoletano di An Luciano Schifone: «Non accettiamo lezioni ma abbiamo comunque disposto di sospendere l´affissione dei manifesti del Papa».
Il candidato dell´Unione Bassolino, come il rivale Bocchino, ha votato in mattinata a Posillipo e poi ha partecipato nel pomeriggio alla messa solenne a Capodimonte. Ad Avellino ha votato Gianfranco Rotondi (Democrazia cristiana) mentre Alessandra Mussolini di Alterativa sociale si è recata alle urne a Roma dove è residente.
Nel frattempo la polizia era intervenuta a più riprese all´Istituto d´Arte in via Salazar per allontanare alcuni ragazzi che distribuivano davanti ai seggi volantini e santini di candidati del centrodestra. Analoghi interventi nella zona nord dove consiglieri della Margherita hanno denunciato agli agenti di aver ricevuto minacce nei pressi dei seggi di Masseria Cardone e rione San Gaetano.

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Funerali del Papa a Roma, il Comandante della Polizia Municipale
di Roma Aldo Zanetti: "Saranno in strada tutti i 6400 vigili"

da La Repubblica

Qual è la vostra priorità?
«Creare un forte collegamento con la polizia stradale, tenere sotto controllo continuo il flusso di pellegrini, ancora prima che giungano a Roma. Un monitoraggio viario che ci darà la possibilità di disporre subito di soluzioni alternative».
E gli altri compiti di cui vi occupate normalmente?
«Non saranno abbandonati. Controlleremo le aree-bus per evitare il collasso. Faremo il servizio scorte e assistenza. E poi Roma deve essere bella. Dobbiamo tenere sotto controllo l´abusivismo commerciale che in questi giorni dilagherà. Altro impegno sarà controllare che il decoro urbano non abbia contraccolpi».
Davvero un impegno senza precedenti...
«Da quando il Gabinetto del sindaco, che coordina, ci ha chiamato a raccolta è scattato un piano di servizio davvero imponente. Ora non ci resta che metterci alla prova».

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